Parioli, stretta sui chioschi nei parchi. Il II municipio di Roma prepara bandi più severi per concessioni e rinnovi: meno spazio alla movida, più obblighi per chi gestisce i punti ristoro nelle aree verdi. Dopo anni di convivenza non sempre facile tra chioschi, residenti e frequentatori dei parchi, il parlamentino municipale ha approvato uno schema di delibera che fissa una linea chiara: quei chioschi devono restare servizi per chi vive giardini e ville, non trasformarsi in locali notturni all’aperto. Nel mirino ci sono musica amplificata, dj set, karaoke, orari serali, pulizia, manutenzione del verde, materiali usati e sicurezza. Le aree interessate vanno da piazza Bologna al Flaminio, passando per San Lorenzo, Villa Massimo, Villa Chigi e Valle Giulia.

La delibera del II municipio: concessioni e rinnovi con regole più dure
Il documento approvato dal II municipio non assegna ancora nulla. Serve però a indicare alla giunta la strada da seguire nei prossimi bandi. Ed è lì che si giocherà la partita: rinnovare o affidare la gestione dei chioschi già presenti, evitando che parchi e giardini diventino una coda della movida romana. L’atto è arrivato dopo il passaggio nelle commissioni Bilancio e Ambiente e punta a rendere più stretti i criteri per chi vorrà lavorare dentro le aree verdi pubbliche.
La presidente Francesca Del Bello e la giunta municipale dovranno inserire nei bandi clausole più precise rispetto al passato. Non si parla solo di vendere bevande o piccoli alimenti. Il punto è la gestione dello spazio intorno al chiosco. Chi lavora in un parco, secondo questa linea, deve offrire un servizio ma anche contribuire a tenere l’area pulita, ordinata e vivibile. La consigliera Barbara Auleta, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha riassunto così il senso del provvedimento: un parco deve restare uno spazio condiviso, accessibile e compatibile con chi abita nelle vicinanze.
La stretta nasce anche dalle segnalazioni arrivate in diversi quartieri: musica ad alto volume, schiamazzi serali, assembramenti e attività poco coerenti con la funzione originaria dei chioschi. Il problema, per il municipio, non è la presenza dei punti ristoro. Anzi, possono rendere i parchi più frequentati e più presidiati. Il nodo è un altro: capire dove finisce il servizio pubblico e dove comincia un’attività commerciale troppo invasiva, soprattutto la sera e nei mesi estivi.
Stop a dj set, karaoke e rumore: orari stagionali e divieti
La parte più delicata riguarda la movida nei parchi. Il II municipio indica una griglia di orari stagionali per aperture e chiusure. Da novembre a febbraio, i chioschi potranno aprire tra le 6.30 e le 8.30 e chiudere tra le 18 e le 20. A marzo, aprile e ottobre, la chiusura potrà spingersi nella fascia tra le 20 e le 22. Da maggio a settembre, quando le serate si allungano e gli spazi pubblici sono più frequentati, il limite massimo indicato arriva alle 24.
Non è solo una questione di orari. Tra le 14 e le 16 saranno ammesse soltanto attività senza un impatto acustico rilevante. Niente emissioni sonore amplificate, né rumori in grado di disturbare la quiete pubblica. Un passaggio pensato soprattutto per i residenti, spesso esposti a rumori anche nelle ore di riposo. Nel testo compaiono poi divieti espliciti per proiezioni sportive, karaoke, dj set e attività simili, salvo autorizzazioni specifiche degli uffici municipali competenti.
La porta agli eventi culturali o ricreativi non viene chiusa del tutto. Ma non ci sarà più automatismo. Avere un chiosco non potrà significare trasformare un giardino in una piccola arena sonora. Musica, appuntamenti ed eventi dovranno passare da un controllo pubblico, con regole più chiare anche per i cittadini. L’obiettivo è tenere insieme due esigenze spesso in conflitto: vivere i parchi anche di sera e garantire riposo, sicurezza e rispetto degli spazi comuni.
Dai materiali sostenibili alla manutenzione: gli obblighi per i gestori
Il nuovo schema non si ferma al rumore. Il municipio vuole mettere mano anche all’aspetto dei chioschi, prendendo come riferimento i criteri della Sovrintendenza Capitolina per le edicole del centro storico. L’idea è evitare strutture fuori tono rispetto al paesaggio dei parchi. Nei bandi dovrà entrare il divieto di usare plastica o derivati del petrolio per le parti costruttive, dando invece spazio a materiali più adatti a un’area verde e più attenti all’ambiente.
Ai concessionari sarà chiesto anche di usare stoviglie compostabili. Ma non basta. Il gestore dovrà avere un ruolo più simile a quello di un custode quotidiano: svuotare ogni giorno i cestini, rimuovere i rifiuti abbandonati, tagliare l’erba nella propria sottozona almeno una volta al mese e occuparsi della piccola manutenzione degli arredi urbani. Panchine, cestini, segnaletica e punti luce non saranno più elementi estranei all’attività del chiosco, ma rientreranno negli obblighi della concessione.
La logica è semplice: chi guadagna usando uno spazio pubblico deve anche prendersene cura. Non come gesto volontario, ma come condizione per lavorare. Nei bandi dovrebbe comparire pure l’obbligo di installare cartelli con le regole del parco e le indicazioni sul rispetto dell’ambiente. Dove ci sono cancelli o recinzioni, i gestori potranno essere chiamati ad aprirli e chiuderli, contribuendo alla sicurezza di chi frequenta l’area.
C’è anche un altro punto, più politico. Il municipio non vuole che questi spazi diventino luoghi chiusi, di fatto privatizzati, dove tutto passa da una consumazione o da un evento a pagamento. Per questo lo schema prevede la possibilità di mettere gratuitamente a disposizione il chiosco per iniziative istituzionali, sociali o culturali promosse dal municipio. Gli appuntamenti potranno essere fino a 20 l’anno, con un preavviso di almeno 15 giorni. Una clausola che ricorda la natura pubblica dell’area, anche quando la gestione viene affidata a un privato.
Le nove aree verdi coinvolte e il controllo dei cittadini
Le aree indicate nel documento sono nove e raccontano bene la varietà del territorio interessato. Nell’elenco ci sono il giardino Giuseppe De Meo a Villa Massimo, in zona piazza Bologna; il parco don Baldoni a Villa Chigi, nell’area Trieste Salario; il Giardino dei Diamanti a Valle Giulia; piazza Mancini al Flaminio; il Parco dei Caduti a San Lorenzo; l’area verde di via Flaminia; il playground di largo Passamonti, sempre a San Lorenzo; i giardini di piazza Bologna e quelli di piazza Apollodoro, davanti al palazzetto dello sport di viale Tiziano.
Sono luoghi molto diversi tra loro. Alcuni vivono soprattutto di passaggio quotidiano. Altri diventano punti di ritrovo la sera. Altri ancora si trovano vicino ad abitazioni, scuole, università e impianti sportivi. Proprio per questo il municipio vuole affiancare alle nuove regole anche un controllo diffuso. Il presidente della commissione Ambiente, Luca Onori, ha richiamato il ruolo dei cittadini, chiamati a segnalare come funzionano le attività assegnate e se verde e arredi vengono davvero curati.
Il capogruppo del Partito Democratico, Roberto Ferraresi, ha legato il provvedimento ai prossimi bandi, indicandoli come uno strumento per rendere le aree verdi più sicure e più fruibili. La prova vera, però, arriverà dopo la pubblicazione degli avvisi e soprattutto dopo l’assegnazione delle concessioni. Le regole scritte contano. Ma conteranno ancora di più i controlli, le sanzioni e la capacità di intervenire quando una gestione non funziona.
La stretta sui chioschi nei parchi Parioli e del II municipio si muove dentro un equilibrio tutto romano: rendere vivi gli spazi pubblici senza consegnarli al consumo continuo. Un chiosco gestito bene può portare presenza, servizi e sicurezza. Uno fuori controllo può produrre rumore, rifiuti e tensioni con il vicinato. Questa volta il municipio prova a mettere la differenza nero su bianco nei bandi. Poi servirà farla rispettare, sera dopo sera, cestino dopo cestino, autorizzazione dopo autorizzazione.






