Affitti brevi a Roma, lo scontro tra Airbnb e Campidoglio si fa più duro. Al centro c’è l’ipotesi di un tetto alle notti, misura su cui il Comune ragiona da tempo per alleggerire la pressione turistica nel centro. La piattaforma respinge l’idea che le case vacanza siano la causa principale dello svuotamento dei rioni storici e chiede un confronto vero con l’amministrazione. Sul tavolo mette i suoi numeri: 50 milioni di euro di imposta di soggiorno versati al Comune per il 2025 e oltre 20.000 host attivi in città. La linea è netta: meno accuse generiche agli host, più dati su quartieri, proprietari e case che oggi non finiscono nel mercato degli affitti lunghi.

Tetto agli affitti brevi, il braccio di ferro si accende
La parola che gira da mesi in Campidoglio è una: tetto. Tetto alle notti, limiti nelle zone più affollate, stop a nuove autorizzazioni dove la presenza turistica è già alta. Cambiano le formule, non l’obiettivo dichiarato: riportare residenti nel cuore di Roma e frenare la corsa delle locazioni turistiche. Airbnb, però, avverte: una stretta troppo rigida rischia di spingere una parte del mercato verso l’abusivismo. Secondo la piattaforma, limitare l’attività non farebbe sparire la domanda dei turisti. Potrebbe invece rendere tutto meno trasparente, lasciando più spazio a chi lavora fuori dai controlli. C’è poi un punto politico. La società sostiene di aver saputo delle ipotesi allo studio soprattutto dai giornali, senza un vero confronto con il Comune. Una frattura non da poco, in una città come Roma, dove ogni scelta sugli affitti brevi pesa su quartieri, proprietari, negozi e casse pubbliche. Valentina Reino, responsabile Affari istituzionali di Airbnb Italia e Sud Est Europa, ribadisce la disponibilità a lavorare con le istituzioni, ma su regole considerate proporzionate. Sì ai controlli mirati, no ai blocchi generalizzati che, secondo gli operatori, finirebbero per colpire soprattutto i piccoli host.
Host, incassi e tassa di soggiorno: i numeri messi sul tavolo da Airbnb
Airbnb presenta una fotografia costruita sui propri dati. A Roma, dice la piattaforma, sarebbero attivi oltre 20.000 host, in gran parte non professionali. L’82% affitterebbe un solo appartamento, mentre per il 59% questa attività non sarebbe la fonte principale di reddito. Il guadagno medio annuo indicato è di circa 9.500 euro: una somma che Airbnb descrive come un aiuto al bilancio familiare, non come una rendita capace da sola di cambiare il mercato immobiliare della città. Il racconto è chiaro: dietro molti annunci non ci sarebbero grandi gruppi, ma proprietari che provano a coprire manutenzioni, mutui, tasse e l’incertezza degli affitti lunghi. Il dato più forte, sul piano pubblico, resta quello fiscale. La piattaforma dichiara di aver versato al Campidoglio 50 milioni di euro di tassa di soggiorno per il 2025. Una cifra usata per rivendicare il contributo economico al sistema Roma. Airbnb aggiunge che le presenze generate dagli alloggi sulla piattaforma sarebbero circa l’8% del totale turistico cittadino, mentre la parte più grande continuerebbe a passare dagli alberghi. Il messaggio è diretto: dare agli affitti brevi la colpa principale della trasformazione del centro, per Airbnb, sarebbe una semplificazione. Resta però il nodo della distribuzione degli annunci, perché la media cittadina racconta solo una parte della storia.
Centro Storico sotto pressione, il nodo resta quello dei residenti
Nel complesso, a Roma ci sarebbero circa 26.000 interi appartamenti disponibili su Airbnb, pari al 2% del patrimonio residenziale cittadino. Ma il peso del dato cambia quando si guarda al Centro Storico. Secondo le informazioni ricavabili da Inside Airbnb, gli appartamenti interi prenotabili sulla piattaforma sono 26.176. Di questi, 12.987 si trovano nell’area centrale. In pratica, quasi la metà degli alloggi interi è concentrata nella zona più delicata della città, dove turismo, residenza, commercio, patrimonio storico, servizi e prezzi delle case si intrecciano ogni giorno. Qui il confronto diventa più complesso. Airbnb sostiene che il calo dei residenti nel centro non dipenda solo dagli affitti brevi. Pesano i prezzi di acquisto, i canoni alti, gli immobili spesso vecchi o poco adatti alle famiglie, la carenza di servizi quotidiani e di parcheggi. La piattaforma aggiunge un argomento molto diffuso tra i proprietari: molte case, se non fossero affittate per soggiorni brevi, non tornerebbero automaticamente sul mercato residenziale. Potrebbero restare vuote, perché l’affitto lungo viene visto come rischioso, soprattutto per il timore della morosità e dei tempi necessari a rientrare in possesso dell’immobile. È una tesi contestata da chi vede nella rendita turistica una delle spinte principali all’uscita dei residenti. Ma il problema resta: senza garanzie e incentivi, una parte dei proprietari non considera conveniente tornare al 4 più 4.
Regole mirate e incentivi: la ricetta di Airbnb contro l’abusivismo
Airbnb non dice no alle regole. Chiede però che siano costruite su zone, profili e dati verificabili. L’idea degli operatori è quella di misure limitate nello spazio e nel tempo, magari con prove su quartieri specifici, invece di divieti estesi a tutta la città. L’esempio citato è Atene, dove sono state previste restrizioni sulle nuove licenze in alcune aree centrali per un periodo pilota. Per Roma, la piattaforma propone di distinguere tra piccoli host e operatori con decine di immobili. In sostanza: non trattare allo stesso modo chi affitta una stanza o un appartamento per arrotondare e chi gestisce un portafoglio immobiliare organizzato. C’è poi la parte più politica della proposta: portare più turismo in quartieri meno battuti, come Portonaccio, Centocelle o Esquilino, e distribuire meglio gli arrivi durante l’anno. Secondo Airbnb, un tetto alle notti potrebbe avere l’effetto opposto, concentrando le prenotazioni nei periodi più redditizi e lasciando meno spazio alla bassa stagione. Sul fronte della residenzialità, la piattaforma indica due strade: incentivi fiscali per chi sceglie l’affitto lungo e maggiori tutele legali per i proprietari in caso di morosità. Il Comune, se deciderà di intervenire, dovrà sciogliere un nodo che non si risolve con una sola misura. Il centro di Roma perde residenti da anni, mentre il turismo resta una delle grandi fonti economiche della città. Dario Pileri, presidente di Pro.Loca.Tur, avverte che restrizioni mal calibrate potrebbero aumentare gli immobili inutilizzati e ridurre risorse per manutenzione ed economia locale. Dall’altra parte, la concentrazione degli annunci in alcune strade e rioni è sotto gli occhi di tutti e cambia la vita quotidiana di chi è rimasto. Il punto, ormai, non è stabilire se gli affitti brevi a Roma pesino oppure no. È capire quanto pesino, quartiere per quartiere. Senza questa lettura, la città rischia di inseguire il problema con misure rumorose, ma poco capaci di riportare davvero abitanti dove oggi passano soprattutto trolley.






