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di Valerio Millefoglie 1 Dicembre 2015

Vite vendute: una notte passata nel supermaket che non chiude mai

Siamo rimasti fino all’alba in un punto vendita aperto 24 ore su 24

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Alla fine degli anni Novanta, Russia e Unione Europea lanciano in orbita una catena di satelliti specchio capaci di catturare la luce del sole e di rifletterla sulla Terra, finalità della sperimentazione è far sparire le notti polari della Siberia, il buio della Russia occidentale e quello sotto casa nostra. La luce accesa ventiquattrore arriva per la prima volta in Italia nel settembre del 2012, in un supermercato a Milano. Oggi la stessa catena ha lanciato una campagna pubblicitaria che augura: “Buonanotte a chi non va a dormire”. Il logo dell’operazione è un orologio con sopra la scritta, “24/7”. Sul sito compare l’annuncio, “Scopri tutti i punti vendita aperti H24”: settantasette, da Avellino a Rapallo, da Orbassano a Terni. Per la mia personale ricerca di mercato decido di scoprire proprio quello che ha acceso per primo le luci, a Milano, in Piazzale Clotilde, a metà strada tra chi esce e va nei locali di Corso Como e chi entra in ospedale, al Fatebenefratelli.

 

Vite Vendute H24, una notte nei supermercati sempre aperti 21  Foto di Valerio Millefoglie

 

Prendo servizio alle 23:00 di un giovedì, ma superato l’ingresso non so più che ore sono. Nel supermercato è pieno giorno, potrebbero essere le undici del mattino. Ci sono giovani coppie, coppie non più giovani, gruppi di ragazzi, single e persone sui sessant’anni. Un ragazzo che lavora in Google mi racconta che a volte fa la spesa apposta dopo cena, in modo da non riempire il carrello con acquisti compulsivi. In mano ha due barrette di cioccolato. Un uomo regge in bilico fra le braccia una piramide di barattoli, bottiglie, confezioni di mozzarelle che ad ogni passo accresce, si aiuta a tenerli fermi con il mento, costringendo lo sguardo a cercare prodotti in scaffali sempre più bassi. Mi sposto in un’altra corsia e incontro un ragazzo di circa trent’anni, di origini siciliane. Oltre a lavorare in uno studio legale, ha aperto un sito in cui vende integratori alimentari, prodotti per il controllo del peso, per il controllo della cura viso e corpo, per il controllo della vitalità ed energia. Tutto in lui è sotto controllo, dalla camicia ben stirata ai capelli perfettamente curati. Il magazzino con la merce che vende online è in Sicilia, dove presto tornerà a vivere, anche se non ne è molto felice. “Sto riflettendo su quello che perdo andando via”, dice. In Sicilia ci sono dieci punti vendita H24.

 

 

La corsia più solitaria è quella dei detersivi. Dopo mezzanotte le casse chiudono e funzionano solo quelle automatiche. Nel supermercato rimangono due dipendenti, più una guardia giurata e un responsabile della sicurezza. Alla macelleria serviamo il numero 19. Alla gastronomia il numero 43. Alla pescheria il numero 17. Per tutta la notte sono questi i numeri che serviamo. Immagino i proprietari dei numeri, ormai a casa, con il foglietto stropicciato nella tasca di un pantalone, di una giacca, o ancora in piedi, in giro per la città a sfruttare la loro occasione, è arrivato il loro turno.

Due indiani sono indecisi tra le offerte degli shampoo. Dopo aver trovato un accordo, passano a scegliere il colluttorio. Altri tre indiani sono indecisi su quale marca di acqua prendere. Due turiste sistemano i grossi zaini da campeggio nel carrello e si aggirano per circa un’ora fra i vari reparti. C’incontriamo svariate volte, quando vanno via il supermercato si svuota. Avverto un senso di straniamento, ovvero di essere estraneo al giorno ma anche alla notte e alla vita stessa.

 

Vite Vendute H24, una notte nei supermercati sempre aperti 24  Foto di Valerio Millefoglie

 

Poi, da dietro una colonna appare un uomo che mentre mangia un panino, mi chiede se so dove può trovare un coltello. Lì vicino, di fronte al reparto frigo, vedo un cestino abbandonato: dentro ci sono due bottiglie di latte e un mazzo di rose. Il suo proprietario è un ragazzo arrivato qui in motorino da Cologno Monzese. Indossa una tuta, un bomber senza maniche, si muove veloce, punta le occhiaie sulle Offerte. Di giorno amministratore di condominio, di notte fioraio per la sua compagna incinta. Guardare nei carrelli degli altri a quest’ora sembra un gesto che viola l’intimità. Alle 03:15 aspetto che arrivi il proprietario di un cestino con dentro dei prodotti bio e una copia del Financial Times. È un consulente finanziario, “Spesso lavoro anche per tre giorni di fila, senza sosta, poi mi prendo un day-off”. Quello di oggi era il suo giorno di pausa. Parliamo della fine della manodopera e del terziario avanzato, anche questo disponibile H24, “Il rapporto con il lavoro si è de-materializzato come quello con i soldi”. Mi fa l’esempio del mercato cinese che ora produce in Africa, dove la manodopera costa ancora meno. Più tardi, esattamente alle 05:49, m’invierà una mail con tre punti a favore dell’apertura notturna, tra cui, “Il consumatore diurno, in certi casi, può comunque trovare comoda la possibilità di anticipare la spesa alle 6am o 7am, prima di recarsi al lavoro”.

 

Vite Vendute H24, una notte nei supermercati sempre aperti 16  Foto di Valerio Millefoglie

 

Acquisto due tramezzini con il salmone perché avverto un senso di fame perenne. Un cane robot in vendita alle casse abbaia spaventandomi. Lo schermo tv trasmette news, “Terrorismo, ministro Alfano: Noi esposti ma prevenzione funziona”. Un ragazzo che ha bevuto troppo cerca di entrare più volte. Prova a seguire tre donne che acquistano una bottiglia d’acqua. Una studentessa di medicina e cameriera in un bar mi dice che viene a quest’ora perché non ha mai tempo, mi domando quando trovi il tempo di consumare i prodotti. Al reparto frutta e verdura un tassista mi racconta la sua vita. I genitori erano proprietari di un ristorante che si trovava proprio sotto casa, così mentre loro lavoravano, lui rimaneva sveglio a guardare film. Me ne cita uno, Vite vendute (“La storia di quattro amici che trasportano nitroglicerina, alla fine muoiono tutti”). È in questo periodo che diventa, come lui stesso si definisce, un animale notturno. Quando comincia a fare il tassista perde clienti perché la mattina si sveglia tardi. Ora è sveglissimo e mi racconta la sua storia d’amore. Scopro che solo poche ore fa, alle cinque del pomeriggio, si trovava dalla sua compagna ad Atene. È tornato in Italia, ha lavorato e ora è qui a fare la spesa. Più tardi a casa controllerà l’andamento della Borsa.

 

Vite Vendute H24, una notte nei supermercati sempre aperti 7  Foto di Valerio Millefoglie

 

Un Takeshi Kitano arabo si aggira alla ricerca di un caricabatteria. Non lo trova allora ripiega su un accendino, poi s’interessa a una confezione d’insalata e a una di Ravioli Ripieni Sfiziosi. Una donna che ha lavorato per trent’anni in un centro benessere, ora non si direbbe. Ha i capelli arruffati color polvere, un vestito nero e quando le chiedo dove si trovasse poco fa mi risponde, “Se glielo dico mi giudica. Ero a dar da mangiare ai gatti”. Sgrana gli occhi, si appoggia al carrello e aggiunge sottovoce, “Perché per dar da mangiare ai gatti bisogna attendere il buio”. Nella tasca posteriore del pantalone ho la copia di un libro che mi ha accompagnato tutta la notte. È un saggio di Jonathan Crary, edito da Einaudi, “24/7 Il capitalismo all’assalto del sonno”. Sottolineo un passaggio, “Un ambiente 24/7 ha solo le sembianze di una società vera e propria, ma in realtà rappresenta un modello non sociale di performance automatiche e una sospensione dell’esistenza che dissimula i costi umani necessari a sostenerne il funzionamento”. Su Wikipedia scopro che, “Il termine 24/7 indica nel lessico BDSM quelle tipologie di relazioni di sottomissione in cui il soggetto sottomesso, ovvero slave (schiavo/a), sperimenta la propria condizione di inferiorità nei confronti del soggetto dominante, ovvero Dom (padrone/a)”.

Le porte automatiche, per tutte queste ore come un recinto da cui star lontano, un confine, mi riportano a un fuso orario fatto di luce naturale, sta arrivando il giorno. I satelliti specchio mandati come prova in orbita alla fine degli anni Novanta dalla Russia e dell’unione europea si sono scontrati con le cortine di nubi che gravitavano sopra le città. Salgo in macchina. Metto in moto. Ho dimenticato di fare la spesa.

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