Sport Illumina: il programma di Sport e Salute che trasforma le periferie italiane in luoghi di sport
Cento nuovi spazi sportivi da realizzare su tutto il territorio nazionale, distribuiti tra quartieri periferici, piazze, parchi urbani e aree di aggregazione: è l’ambizione dichiarata di Sport Illumina, il progetto promosso da Sport e Salute S.p.A. che punta a ridisegnare il rapporto tra gli italiani e l’attività fisica, partendo proprio dai luoghi dove si vive ogni giorno. Un’iniziativa che non riguarda solo il calcetto o il basket sotto casa, ma che si propone come strumento di rigenerazione urbana e coesione sociale, in un Paese dove l’accesso alle strutture sportive resta ancora profondamente diseguale tra centro e periferia, tra Nord e Sud, tra città e provincia.
L’ultima inaugurazione, avvenuta il 1° luglio 2026 e riportata dall’agenzia ANSA, è stata accompagnata da una dichiarazione significativa: un “passo verso lo sport per tutti”, come è stato definito da chi ha presenziato all’evento. Una formula apparentemente semplice, ma che racchiude una visione politica e sociale precisa: lo sport non come privilegio di chi può permettersi abbonamenti in palestra o impianti privati, ma come diritto accessibile a chiunque, a partire dai ragazzi che crescono in quartieri dove l’unica alternativa al marciapiede è lo schermo del telefono.
Cosa prevede il progetto Sport Illumina
Promosso da Sport e Salute — la società per azioni controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che gestisce l’impiantistica sportiva pubblica e sostiene lo sviluppo dello sport in Italia — il programma Sport Illumina ha come obiettivo la creazione di cento nuovi spazi sportivi entro settembre 2025, con inaugurazioni che continuano a ritmo sostenuto anche nel corso del 2026. Il modello è quello dei playground e degli skate park: strutture leggere, modulari, pensate per essere installate rapidamente in contesti urbani esistenti senza richiedere grandi opere di urbanizzazione.
Non si tratta di impianti sportivi tradizionali — palestre, piscine, campi da tennis recintati — ma di spazi aperti, accessibili h24, progettati per attrarre una fascia d’età che spesso sfugge alle politiche sportive convenzionali: gli adolescenti, i giovani adulti, chi pratica sport di strada come lo skateboard, il parkour, il basket tre contro tre. Aree che non richiedono iscrizioni, quote associative o attrezzatura specifica, abbassando al minimo la soglia d’accesso.
Secondo quanto comunicato da ACES Italia — l’associazione europea delle città dello sport che ha sostenuto e promosso il progetto — le nuove strutture vengono inserite in contesti urbani diversificati: quartieri residenziali, piazze pubbliche, parchi comunali. L’obiettivo è portare l’opportunità sportiva il più vicino possibile alla residenza delle persone, riducendo quella che gli urbanisti chiamano “distanza funzionale” dagli impianti, uno degli ostacoli principali alla pratica sportiva regolare.
Sport, inclusione e rigenerazione urbana: un trinomio strategico
Ciò che distingue Sport Illumina da un semplice piano di costruzione di campetti è la sua esplicita vocazione alla rigenerazione urbana e all’inclusione sociale. I tre pilastri dichiarati del progetto — sport, inclusione, rigenerazione — non sono slogan di facciata, ma riflettono un approccio metodologico che negli ultimi anni ha trovato sempre maggiore consenso nelle politiche urbane europee.
In molte città italiane, le periferie soffrono di una carenza cronica di spazi di aggregazione di qualità. I parchi esistono, ma spesso sono degradati; i campetti sono malmessi o assenti; le piazze sono progettate per la sosta, non per il movimento. In questo contesto, un playground ben progettato, illuminato, sicuro e attrezzato non è soltanto un’infrastruttura sportiva: è un presidio di legalità, un attrattore di comunità, un segnale visibile che quella zona è curata e abitata da persone che ci tengono.
L’esperienza di programmi analoghi in altri Paesi europei — dal modello francese dei “city stades” alle politiche olandesi di sport di prossimità — dimostra che la presenza di spazi sportivi accessibili riduce i fenomeni di abbandono scolastico, migliora la salute mentale degli adolescenti e favorisce la coesione tra gruppi sociali diversi. Non è un caso che progetti come Sport Illumina vengano sempre più spesso affiancati a programmi di educazione fisica scolastica e iniziative di welfare territoriale.
Il divario sportivo in Italia: perché questo progetto è necessario
Per comprendere appieno il senso di un’iniziativa come questa, è utile inquadrarla nel contesto della pratica sportiva in Italia, che presenta ancora oggi squilibri profondi e difficili da ignorare. Il quadro che emerge dalle rilevazioni periodiche sull’attività fisica degli italiani è quello di un Paese spaccato in due: da un lato le grandi città del Nord e del Centro, dove l’offerta di impianti pubblici e privati è relativamente ampia; dall’altro le aree metropolitane periferiche, i piccoli comuni del Sud e le zone interne dell’Appennino, dove fare sport — soprattutto per i giovani — richiede spostamenti, costi e organizzazione familiare che non tutti possono permettersi.
A questo si aggiunge un problema strutturale: molti impianti sportivi pubblici italiani sono stati costruiti tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta e versano oggi in condizioni di parziale obsolescenza, richiedendo investimenti di manutenzione che i Comuni faticano a sostenere con i bilanci attuali. Il risultato è un parco impiantistico che si restringe proprio mentre la domanda di sport — anche grazie alla crescente consapevolezza dei benefici sulla salute — tende ad aumentare.

In questo scenario, la scelta di puntare su strutture leggere, a basso costo di gestione e ad alta accessibilità come quelle previste da Sport Illumina appare non solo intelligente, ma necessaria. Un playground ben posizionato in un quartiere periferico può servire centinaia di giovani ogni settimana senza richiedere personale dedicato, senza orari di apertura e chiusura, senza burocrazia. È sport democratico nel senso più letterale del termine.
I playground e gli skate park: spazi pensati per i giovani
Tra le tipologie di strutture previste dal programma, i playground multifunzione e gli skate park occupano un posto centrale, e la scelta non è casuale. Lo skateboard — disciplina entrata nel programma olimpico a partire dai Giochi di Tokyo — ha conosciuto negli ultimi anni una crescita straordinaria di praticanti in Italia, soprattutto nella fascia tra i dieci e i venticinque anni. Una crescita che si è scontrata con la cronica scarsità di strutture dedicate: la maggior parte degli skater italiani impara e si allena in spazi non attrezzati, spesso con conflitti con il contesto urbano circostante.
Dotare quartieri e città di skate park progettati professionalmente significa non solo offrire uno spazio sicuro a chi pratica questa disciplina, ma anche riconoscere culturalmente una forma di sport che per troppo tempo è stata considerata marginale o addirittura problematica. Un riconoscimento che ha effetti concreti: quando i ragazzi percepiscono che la loro attività è valorizzata e non semplicemente tollerata, il senso di appartenenza alla comunità cresce.
I playground multifunzione, d’altra parte, sono progettati per ospitare discipline diverse — basket, calcetto, pallavolo, attività libera — in uno spazio compatto che massimizza l’utilizzo dell’area disponibile. Sono strutture che si adattano bene sia ai grandi quartieri urbani sia ai contesti più piccoli, dove uno spazio di quattrocento o cinquecento metri quadrati può fare la differenza per un’intera comunità.
Le inaugurazioni continuano: il programma guarda al 2026 e oltre
Con l’obiettivo delle cento strutture fissato originariamente per settembre 2025 e le inaugurazioni che proseguono nel corso del 2026, il programma Sport Illumina si configura ormai come una realtà in espansione e non come un intervento una tantum. Ogni nuova apertura è l’occasione per ribadire un messaggio politico e sociale: lo sport di prossimità è una priorità, non un lusso.
Le inaugurazioni che si susseguono in varie città italiane — con la partecipazione di rappresentanti istituzionali, amministratori locali e comunità — testimoniano come il progetto stia riuscendo a creare un modello replicabile su scala nazionale. Non si tratta di opere faraoniche che richiedono anni di cantiere, ma di interventi rapidi, visibili, immediatamente fruibili dalla comunità. Un approccio che risponde anche a una domanda crescente da parte delle amministrazioni locali, sempre più consapevoli del valore dello sport come leva di sviluppo sociale.
Per approfondire il programma e seguire le prossime aperture, il riferimento ufficiale è il sito Sport e Salute – Illumina, dove vengono aggiornate le informazioni sulle strutture realizzate e sui nuovi interventi in programma.
Uno sguardo al futuro: lo sport come infrastruttura sociale
Quello che emerge dall’analisi del progetto Sport Illumina è qualcosa di più di un piano di costruzione di impianti sportivi. È la manifestazione concreta di una visione in cui lo sport viene riconosciuto come infrastruttura sociale al pari delle strade, delle scuole o dei servizi sanitari: qualcosa che non può essere lasciato al solo mercato privato, ma che richiede investimento pubblico e pianificazione territoriale.
La sfida dei prossimi anni sarà mantenere e gestire nel tempo le strutture realizzate, evitando che il degrado le trasformi da risorse in problemi. Un piano di manutenzione ordinaria, il coinvolgimento delle comunità locali nella gestione degli spazi e la creazione di programmi di animazione sportiva collegati ai playground sono passaggi indispensabili per trasformare un’inaugurazione in un cambiamento duraturo. Lo sport illumina — nel senso più profondo — solo quando rimane acceso nel tempo, non solo il giorno del taglio del nastro.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





