TV e Cinema
di Silvia Cerri 5 Ottobre 2017

“Suburra – La Serie” racconta una Roma sporca, santa e dissoluta

Abbiamo incontrato cast e registi in occasione della presentazione della prima stagione di Suburra – La Serie

Abbiamo intervistato cast e registi di Suburra - La Serie, primo prodotto originale di Netflix in Italia  Giacomo Ferrara

 

Ci siamo. Il countdown è finito. Dopo mesi di attesa, Suburra – La Serie da venerdì 6 ottobre è finalmente disponibile in streaming su Netflix. “Una lunga e dura lavorazione, ma il risultato ci ha confortato di tutta la fatica”, così ha commentato con impazienza uno dei protagonisti Stefano Acquaroli, a un giorno dall’uscita della serie in cui interpreta l’imponente personaggio del Samurai, uomo tormentato e spietato che sorretto dalle mafie del sud governa Roma corrompendo ecclesiastici e politici, senza dimenticare di stringere rapporti e alleanze con la criminalità locale.

 

Abbiamo intervistato cast e registi di Suburra - La Serie, primo prodotto originale di Netflix in Italia  Stefano Acquaroli

 

In occasione della presentazione romana della serie, abbiamo incontrato i protagonisti e i registi e ci hanno parlato di cosa è stata per loro l’esperienza Suburra, prima serie originale italiana Netflix prodotta da Cattleya in collaborazione con RaiFiction. Un prequel rispetto all’omonimo film di Stefano Sollima del 2015 da cui trae ispirazione: Suburra – La Serie “vive autonomamente perché il lavoro è stato un lavoro totalmente originale – racconta la produttrice Gina Gardini – Si è tenuto conto delle matrici che l’hanno generata ma senza per questo dipenderne”. A dirigere ci sono Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi le cui sensibilità ed si intrecciano e si sbrogliano in un risultato sfaccettato e dinamico ma sempre coerente.

La scrittura dà vita ad un racconto che ci parla di una Roma corrotta fin nelle sue viscere, una “Roma che non dà pace”, dice Molaioli, che aggiunge: “Quello di Roma non è un problema solamente romano. È un problema della società in cui viviamo”. Ma la forza e la potenza di Suburra è anche e soprattutto nel racconto impreziosito dei personaggi, le cui storie, sempre in bilico tra il bene e il male, non sono così tanto distanti dalle nostre.

 

Abbiamo intervistato cast e registi di Suburra - La Serie, primo prodotto originale di Netflix in Italia  Filippo Nigro

 

C’è Filippo Nigro nei panni del politico idealista Cinaglia, consigliere comunale che tenta di resistere attorniato da colleghi corrotti, ritrovandosi stanco e sopraffatto: “Il personaggio di Amedeo Cinaglia poggia su dei turbamenti e dei drammi molto comuni agli esseri umani, come la necessità che ci venga riconosciuta una qualche qualità – spiega Nigro – A lui nessuno riconosce meriti: il partito non lo fa, l’ex moglie che è un’importante parlamentare non lo fa, paradossalmente lo fa Samurai. Quando decide di avere un rapporto con quest’uomo, che inizialmente lo spaventa, Cinaglia sta attraversando la sua zona d’ombra, sta cercando il suo riscatto pur sapendo di farlo nella maniera più sbagliata”. Ci tiene a precisare sorridendo Stefano Acquaroli che “Nessuno nasce cattivo, ma tutti questi personaggi compiono il passo consapevolmente. La possibilità di tirarsi indietro, a parte Samurai, ce l’hanno tutti”.

 

Abbiamo intervistato cast e registi di Suburra - La Serie, primo prodotto originale di Netflix in Italia  Alessandro Borghi ed Eduardo Valdarnini

 

Ma la denuncia di un ambiente marcio e malato non è l’unico obiettivo della produzione, che tra intrighi, tensione e suspense ha dato moltissimo spazio all’evoluzione psicologica dei personaggi, soprattutto quella dei tre ragazzi, cuore pulsante della narrazione: Eduardo Valdarnini nei panni di Lele, dalla vita ordinata che prenderà quasi subito una piega inaspettata, Alessandro Borghi che è Aureliano Adami, figlio del boss di Ostia che controlla lo spaccio sul litorale e su Roma e Giacomo Ferrara ossia Spadino Anacleti, ragazzo sinti dallo spirito sovversivo, che nel film di Sollima aveva trovato veramente poco spazio, mentre qui esplode in una grande interpretazione.

 

Abbiamo intervistato cast e registi di Suburra - La Serie, primo prodotto originale di Netflix in Italia  Alessandro Borghi

 

Anche Borghi aveva già fatto parte del cast del film e ci dice che cosa ha significato per lui smontare il suo precedente personaggio per riuscire a raccontare chi era Aureliano Adami prima di divenire lo spietato Numero 8: “Ho fatto un lavoro di smontaggio sul personaggio che avevamo preparato per il film. Ho voluto renderlo meno uomo nelle scelte, dandogli la possibilità di sbagliare di più”.

 

Abbiamo intervistato cast e registi di Suburra - La Serie, primo prodotto originale di Netflix in Italia  Giacomo Ferrara

 

“Dal mio punto di vista – ci dice invece Giacomo Ferrara – è stato tutto un altro tipo di lavoro. Ho avuto diversi elementi che mi hanno permesso di raccontare il mio personaggio attraverso molte più sfumature rispetto al film e quindi mi sono divertito molto e ho capito anche più cose, come, ad esempio, il significato di quel sorriso che c’era anche nel film sul volto di Spadino o da dove provenisse la sofferenza del mio personaggio”.

 

Abbiamo intervistato cast e registi di Suburra - La Serie, primo prodotto originale di Netflix in Italia  Eduardo Valdarnini

 

Nuovo tra i tre è Lele, figlio di un poliziotto che si caccia sin da subito in una brutta situazione per aver spacciato pasticche nella palestra del Samurai: “Lele è il tipico ragazzo modello che non avrebbe problemi di alcun tipo. La sua è una fascinazione per qualcosa che non è già stato scritto nella sua vita, la volontà di spingersi oltre, di fare qualcosa, di fare di più”, ci spiega Eduardo, “Ha un rapporto malato con Sara che non nasce neanche da una necessità amorosa e per questo sintomatico del fatto che qualcosa in Lele non va”.

 

Abbiamo intervistato cast e registi di Suburra - La Serie, primo prodotto originale di Netflix in Italia  Claudia Gerini

 

La Sara in questione è Sara Monaschi, donna ambiziosa interpretata da Claudia Gerini. Direttamente dalla sua posizione come revisore dei conti in Vaticano muove i fili per far sì che la curia ceda alcuni terreni di Ostia alla società del marito. È pronta a tutto, persino a mettere in pericolo la propria vita o a seguire pedissequamente i consigli di una contessa ancora più spietata, che da dietro il sipario tira i fili e costruisce la propria vendetta. Sono così le donne di Suburra, lontane dagli stereotipi a cui siamo abituati.

 

Barbara Chichiarelli  Barbara Chichiarelli

 

Ci tiene a sottolinearlo Barbara Chichiarelli che nella storia interpreta Livia, sorella di Aurealiano Adami, con il quale ha un rapporto molto intenso: “C’è purtroppo ancora questa concezione per la quale la donna ha bisogno di un supporto per fare quello che vuole o che non riesce a fare un certo tipo di cose, per questo quando si parla del mio personaggio si girano tutti, tutti ne rimangono stupiti. In una città come la Roma di Suburra se vuoi che ti si porti rispetto devi alzare la testa, esattamente come nella vita reale”.

 

Abbiamo intervistato cast e registi di Suburra - La Serie, primo prodotto originale di Netflix in Italia  Alessandro Borghi, Eduardo Valdarnini e Giacomo Ferrara

 

Non c’è davvero niente di scontato nella ricca trama di Suburra, appartenente ad un genere – quello tutto italiano mafia – stato – chiesa, comunque ormai consolidato, che pure ha dei precedenti importanti con cui fare i conti e con i quali tenere alta la competizione. Il “di più” qui sta nel linguaggio, autentico e contemporaneo insieme, lo stesso da quasi duemila anni.

Mai denudata della sua autentica bellezza, Roma mostra i suoi lati oscuri proprio mentre la viviamo; serpeggiano per le strade i segreti e le bugie mentre la città macchinosamente procede lenta e azzoppata. Riusciamo a scorgere con i nostri occhi il fil rouge che connette le vite di questi personaggi provenienti da ogni rango e da ogni borgo, un filo che che a volte si spezza lasciandoli cadere nel vuoto o a terra in una pozza di sangue, dimenticati e inghiottiti dalla città subito poco dopo. Insomma, nella “Roma santa e dissoluta” c’è posto per tutti, nessuno escluso.

L’importante è cercare di sopravvivere ricordandosi di guardarsi sempre le spalle e giudicare bene con chi si può fare affari e con chi no.

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