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Home Society

Chi è Lennart Lajboschitz, l’eterno bambino che ha inventato i negozi Tiger

by Sandro Giorello
25 Febbraio 2016
in Society
Tiger
Lennart_Lajboschitz
Lennart Lajboschitz

 

Più di cinquecento negozi in 27 paesi del mondo, 300 nuovi prodotti introdotti ogni settimana, e i dati che crescono ogni giorno con una velocità impressionante. Sono i numeri di Tiger, l’azienda danese che ha fatto sua l’idea del “tutto a un dollaro” e ha creato un impero pieno di prodotti colorati, divertenti e, sopratutto, economici.

Alla base di tutto questo c’è il cinquantaseienne Lennart Lajboschitz: oggi potrebbe definirsi un imprenditore di successo, un direttore creativo, un discografico, un antropologo ma noi preferiamo chiamarlo un frikkettone che fin da quando era piccolo non ha mai smesso giocare riuscendo, così, a creare cose che prima non c’erano.

“Non mi considero un businessman, ma un antropologo” ha dichiarato “Ascolto molto i miei figli che hanno tra i 18 e i 29 anni, ascolto la gente, viaggio molto. Devo capire quello che succede perché so che devo cambiare ogni giorno. Solo così posso innovare”.

 

Lennart-Lajboschitz
Lennart Lajboschitz

 

Apre il primo Tiger a 36 anni, nel 1995. L’idea nasce quando, un giorno, durante una delle sue tante vacanze, affida il suo discount alla fidanzata del fratello e questa va in confusione con i prezzi del negozio. Nel panico la ragazza telefona a Lennart che la rassicura dicendo di mettere tutto a 10 corone – che in slang danese si dice tier – da qui: Tiger. Il passo successivo è stato aggiungere un quid creativo a tutti i prodotti: disegnare un paio di baffi su una tazza, usare un viola shocking per la custodia di un iPad, creare un orso arancione che faccia da gomma per cancellare. E boom, i margini di profitto aumentano d’un colpo del 50%.

“Quello in cui siamo stati bravi è prendere prodotti funzionali e renderli “emozionali” – commenta Lajboschitz – “Tu vai in un negozio normale e trovi una tazza bianca: è funzionale. Se vieni da noi trovi una tazza che ha un suo particolare design: è un qualcosa con cui ti relazioni in maniera completamente diversa. C’è molto cuore in quello che facciamo, non potete capire quanto”.

 

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Lennart Lajboshitz

 

Recentemente la catena è stata coinvolta in un piccolo scandalo per uno dei suoi negozi a Livorno. La Guardia di Finanza ha sequestrato più di dodicimila articoli dal punto vendita di via Cairoli sostenendo che non fossero sicuri. Si è poi scoperto che il problema era legato al fatto che le etichette dei vari prodotti non erano stati tradotti anche in Italiano. Javier Gomez Palacios, amministratore delegato di Tiger Italia, ha sottolineato come fosse un’ assurdità: “è chiaro che si tratta di una cannuccia, sia che lo scrivi in italiano che in inglese. Quando è palese la tipologia del prodotto, non serve certo che venga tradotto in tutte le lingue. Secondo il punto di vista dei nostri avvocati, può andar bene anche l’etichetta in inglese.

Disavventure italiane a parte, la filosofia ed il successo di Tiger possono essere riassunti in un contagioso e sfrenato ottimismo: “La gente pensa troppo a quello che può andare male” – dice Lajboschitz –  “Se su 10 cose che si fanno, 8 non hanno successo, non è contenta. Invece io sono contento se 2 sono andate bene. Il resto è esperienza”.

 

tiger
.

 

Oggi Lajboschitz è un ricco milionario che si gode l’aspetto più divertente del suo lavoro: nel 2012 ha venduto il 70% delle azioni di Tiger al gruppo svedese di private equity Eqt per circa un miliardo di corone danesi (il corrispettivo di 134 milioni di euro) e adesso si limita a svolgere il compito di direttore creativo.

“Conduco la stessa vita di prima – conclude Lajboschitz – “Mangio le stesse cose, mia moglie si sente in colpa quando prende un taxi. In Danimarca lo status sociale non dipende dalla ricchezza. Se mi guardo indietro, mi rendo conto che ciò che ha significato di più per me sono mia moglie e i miei figli. Spero succeda anche ai miei clienti. Con i miei prodotti cerco di fare in modo che la gente si incontri, mangi insieme e magari faccia dei bambini…”.

 

[via millionaire.it]

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Sandro Giorello

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