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Home Economia

Stoccaggi Ue, perché in due settimane restano ancora sotto il 30%

by Antonio Bastianelli
16 Aprile 2026
in Economia
Stoccaggi Ue, perché in due settimane restano ancora sotto il 30%

Stoccaggi Ue, perché in due settimane restano ancora sotto il 30%

A due settimane dall’inizio della stagione degli stoccaggi, l’Unione europea resta sotto il 30% delle riserve di gas. La media è al 29,55%, pari a 334,35 TWh. L’Italia sale al 44,76%, mentre la Germania si ferma al 23,22%. È la fotografia diffusa da Gas Infrastructure Europe (Gie), l’associazione che riunisce gli operatori del settore nel continente.

Il dato, aggiornato a metà aprile, racconta un recupero lento. A rallentarlo sono soprattutto i prezzi ancora alti e un quadro geopolitico che continua a pesare sul mercato.

Rispetto al 3 aprile, quando le scorte europee erano a 316,34 TWh, cioè poco sotto il 28%, un passo avanti c’è stato. Ma il ritmo resta debole. Il riempimento giornaliero registrato nell’Ue è appena dello 0,01%: troppo poco per una fase che, di solito, serve a ricostruire le riserve in vista dell’inverno.

L’Italia corre più della media, Germania ancora indietro

Tra i grandi Paesi europei, l’Italia si muove sopra la media e si avvicina al 45% delle scorte. Si passa dal 43,24% al 44,76%, per un totale di 91,23 TWh. Un livello che, numeri alla mano, vale quasi il doppio di quello tedesco.

La distanza tra i due sistemi di stoccaggio è netta. Roma continua a immettere gas nelle riserve. Berlino, invece, si muove ancora con prudenza.

Il dato italiano si accompagna a un indice di riempimento giornaliero dello 0,16%, segno di una dinamica in crescita. In Germania, al contrario, le riserve sono salite dal 21,9% al 23,22%, pari a 57,49 TWh, ma il sistema continua ancora a prelevare dalle scorte, con un indice di svuotamento dello 0,19%. Una differenza che conta, anche perché Berlino resta un nodo centrale per gli equilibri energetici europei.

Prezzi alti e tensioni internazionali frenano gli stoccaggi

A pesare su questa prima parte di aprile è stato soprattutto il prezzo del gas. Sul Ttf di Amsterdam, punto di riferimento del mercato europeo, le quotazioni hanno toccato un picco di 53,24 euro al MWh in chiusura di seduta. A spingerle sono state le tensioni legate alla guerra tra Usa, Israele e Iran.

Il mercato, come spesso succede in questi casi, si è mosso in anticipo. Ha scontato il rischio di nuove interruzioni o di tensioni sulle rotte energetiche.

Quando il prezzo sale, riempire gli stoccaggi costa di più a operatori e utility. Il meccanismo è semplice: comprare adesso per mettere da parte gas in vista dei mesi freddi richiede margini, coperture finanziarie e una previsione credibile sull’andamento della domanda. Se questa visibilità manca, le iniezioni rallentano. E infatti il dato europeo, per ora, resta modesto.

Ttf in calo a 42,7 euro, il mercato guarda a Washington e Teheran

Nelle ultime due sedute, però, il quadro è cambiato almeno in parte. Le quotazioni del gas sono scese per il secondo giorno consecutivo e si attestano a 42,7 euro al MWh, sui livelli più bassi dallo scorso 2 marzo.

A muovere il mercato, questa volta, è la prospettiva di una ripresa dei negoziati tra Washington e Teheran. Gli operatori la leggono come un possibile segnale di allentamento delle tensioni in Medio Oriente.

Adesso il punto è capire se questo calo dei prezzi basterà a far ripartire con più decisione la stagione delle iniezioni. Per i gestori degli impianti europei, e per i governi, il calendario pesa. Aprile e maggio sono mesi decisivi: partire piano significa dover rincorrere più avanti, magari con condizioni di mercato peggiori.

Scorte gas, perché il livello europeo resta sotto osservazione

Il livello delle scorte europee di gas resta uno degli indicatori più seguiti da istituzioni, operatori e industria energivora. Dopo gli shock degli ultimi anni, accumulare riserve sufficienti prima dell’autunno è diventato un tassello stabile della strategia energetica europea.

Non è solo un dato tecnico. Dentro questi numeri ci sono i costi per famiglie e imprese, la tenuta dei sistemi produttivi e anche la capacità dell’Europa di reggere nuove crisi.

In questo quadro, l’Italia parte da una posizione relativamente più solida rispetto ad altri partner, almeno in questa fase. Ma il margine non basta, da solo, a mettere il Paese al riparo da nuove impennate. Molto dipenderà dall’evoluzione del dossier mediorientale, dalla domanda asiatica nei prossimi mesi e dall’andamento dei prezzi sul mercato Ttf.

Per ora i numeri dicono questo: l’Europa risale, ma lentamente. E con il freno ancora tirato.

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Antonio Bastianelli

Antonio Bastianelli

Mi occupo di contenuti editoriali su economia, finanza personale, mercati, fisco e criptovalute, con un’attenzione costante ai temi che incidono sulla vita quotidiana. Nel mio lavoro seguo anche attualità, innovazione e argomenti di interesse generale, con un approccio orientato alla chiarezza e alla qualità dell’informazione.

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