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Home Society

Alex Anderson, il finto candidato alle Presidenziali che ha ingannato l’America

by Gabriele Ferraresi
3 Marzo 2016
in Society
Anderson alessandro nardone
anderson alessandro nardone
I manifesti elettorali dell’inesistente Alex Anderson

 

È una burla di quelle che sfuggono di mano da quanto sono belle, quella che ha messo in piedi Alessandro Nardone, scrittore, blogger e consulente di comunicazione di Como. Si è inventato un candidato alle primarie repubblicane in vista delle presidenziali US, gli ha cucito addosso un programma, un video elettorale, un account Twitter gestito bene, e sorpresa. Hanno abboccato.

 

Mmmh questa l'ho già sentita
Mmmh questa l’ho già sentita

 

Il suo Alex Anderson ha ingannato l’America, certo, non tutta: ma presissima dalla corsa delle primarie e quindi un po’ distratta si è fatta un po’ abbindolare. Così Nardone è riuscito a inventare dal nulla un candidato inesistente, e trovare qualcuno che ci credesse.  Il bello con gli scherzi però è quando sfuggono di mano: tanto che a un certo punto un bel po’ di elettori americani si sono onestamente convinti che #americaisnow – l’hashtag della campagna – fosse una cosa seria, e che Alex Anderson fosse l’uomo giusto per sfidare alla Casa Bianca Hillary Clinton. Altro che Donald Trump.

 

One thing is clear: #HillaryClinton is unfit to lead America.#BenghaziCommittee pic.twitter.com/qZ6qhypw4g

— Alex Anderson (@americaisnow) 23 ottobre 2015

 

Lo scherzo Alessandro Nardone l’ha raccontato alla BBC qualche ora fa, e anche noi abbiamo voluto contattarlo per farci raccontare l’incredibile vicenda di Alex Anderson.

Come è nata l’idea di Alex Anderson?
A ridosso della scorsa estate il mio romanzo, Il predestinato, è stato tradotto in inglese. Alex Anderson è il protagonista del libro, è un congressman americano che si trova invischiato in una spy story. Alex nasce sulla carta.

E come si è trasformato in un candidato alle primarie repubblicane?
Il romanzo era uscito nei paesi anglofoni, era già andato bene, ma non avevo soldi per promuoverlo. Così ho pensato di promuoverlo in una maniera differente, ho fatto il sito, un account Twitter, e poi è cominciato il divertimento.

Mi dicevi che ti hanno copiato dei tweet
Marco Rubio, il candidato di punta del Partito Repubblicano, mi ha copiato un paio di tweet, o meglio, li ha copiati ad Alex Anderson!

“A vote for Trump is a vote for Hillary Clinton”: @MarcoRubio has copied a slogan of Alex Anderson (@americaisnow). pic.twitter.com/skaFmb637h

— We are Anderson 2016 (@ivote4anderson) 29 febbraio 2016

C’è anche un video di lancio della campagna di Anderson: girato in una Como che sa di Florida!
Sì, c’è sempre stato un mood positivo nei confronti del mio progetto. Il video l’abbiamo girato al bar sotto casa, poi siamo andati a fare una grigliata di hamburger, con striscioni, manifesti e magliette di Anderson.

 

 

Quando ti sei accorto che funzionava? Che ci cascavano?
Quando hanno cominciato a invitare Alex Anderson ai dibattiti, magari scrivendomi su Twitter. È capitato che mi chiamassero per partecipare a trasmissioni radio, o in tv.

E gli elettori repubblicani che messaggi ti mandavano?
Messaggi che mi lasciavano un po’ interdetto, Alex Anderson li aveva convinti. Si mettevano a disposizione per la campagna, erano sinceramente convinti dalla bontà del progetto politico di Alex.

Perché pensi che nel suo piccolo Alex Anderson sia piaciuto agli elettori?
A differenza degli altri Alex Anderson non attacca gli altri, parla di sé stesso, ma parla anche – e tanto – con i suoi follower sui Twitter, con i suoi elettori. E poi c’è stata l’idea di inserire Snowden nella campagna di Alex, non come un traditore – e buona parte dei repubblicani lo vede così – ma come un eroe nazionale. Sono felice di aver fatto cambiare idea su di lui, magari a una piccolissima parte dell’elettorato repubblicano.

E come ti comportavi sui social media, o su Twitter?
Cercavo di dialogare il più possibile, di entrare nella conversazione insieme ai miei follower, non di mandare un messaggio top-down, come in realtà fanno buona parte dei candidati veri.

Come facevi a seguire la politica americana in tempo reale?
Dormo molto poco! La mia fortuna è quella da sempre. Facevo tutto di notte.

Quante ore lavoravi su Alex Anderson al giorno?
Cinque, sei ore a notte.

E adesso che la burla è stata svelata che cosa farai? L’esperimento finisce o continua?
Continuerà, certo. Non penso di avere tradito la fiducia di nessuno, non ho chiesto soldi, non ho fatto nulla di male. L’avventura di Alex Anderson continua.

Tags: bufalaPoliticaScelti
Gabriele Ferraresi

Gabriele Ferraresi

Lavoratore intellettuale salariato

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