Society
di Luca Pakarov 28 Dicembre 2015

La marijuana sarà libera in Italia solo quando smetteremo di demonizzarla

La cannabis potrebbe migliorare la guida di alcune persone. Lo hanno detto alcuni ricercatori della American Chemical Society. Eppure in Italia non si parla ancora di liberalizzazione

Coltivazione marijuana  Piccole piante crescono

 

Parlare di marijuana è un po’ come scoperchiare il vaso di Pandora. Le prime opinioni che escono fuori sono pesantemente condizionate da pregiudizi: fa male, se la fumi diventi uno zombie, ti spappola il cervello, eccetera, eccetera. Tuttavia, se scavi bene sotto i luoghi comuni saltano fuori dettagli che non ti aspettavi: fumare cannabis potrebbe migliorare la guida di alcune persone, oltre che migliorare la capacità polmonare. Lo hanno detto alcuni ricercatori della American Chemical Society parlando dei loro studi su Reddit. Questo non significa che da domani guideremo tutti con una canna in mano. È solo un pretesto intelligente per discutere di marijuana da un punto di vista diverso.

Ecco, non tutti gli scienziati sono d’accordo. Qualche tempo fa l’Università di Sheffield ha dichiarato, a seguito lunghi studi, che “fumare cannabis inibisce la fertilità”. Un’inchiesta dell’American Psychological Association individua nelle coppie che consumano cannabis una riduzione dei comportamenti violenti. Quindi, niente figli e nemmeno cazzotti. Se la marijuan favorisse anche i palinsesti televisivi avremmo risolto buona parte dei problemi del pianeta.

Ma passiamo da casa nostra. Il Post ci racconta come il New York Times tempo addietro abbia decretato che farsi le canne è da immaturi. Per il Corriere della Sera provoca il cancro, riprendendo studi dell’European Journal of Immunology. I nomi altisonanti funzionano, ma vacci a capire. Dal rapporto dell’Istituto superiore di sanità si evince che a casa nostra si fuma meno ma si beve di più. Un buon risultato, senza dubbio: l’alcolismo e il gioco d’azzardo si diffondono nei periodi di crisi ma – non se ne capisce il motivo – sembrano meno pericolosi. E poi La Stampa, che con alla mano i dati UNODC (l’agenzia Onu che affronta droga e crimine) indica l’Italia come il primo Paese al mondo per sequestro di piante di marijuana. Nei primati scemi sempre presenti.

 

Serra di marijuana  Un sequestro di marijuana in Sicilia

 

Perché questa carrellata di barbarie? Prima di tutto è interessante come la stampa italiana debba sempre e comunque appoggiarsi a studi o giornali stranieri per avere, grazie alla proprietà transitiva, un minimo di autorevolezza. Il che significa delegare. Il che si traduce nell’incapacità, anzi, non volontà, di esprimere un giudizio netto. Meglio traccheggiare, aspettando di capire da che parte tirerà il vento, nel tradizionale paraculismo italico.

Qualcuno ha detto la sua, come lo scienziato ed ex ministro della sanità, Umberto Veronesi che, dopo aver ordinato varie commissioni scientifiche, rispolvera un suo vecchio cavallo di battaglia: la depenalizzazione della cannabis. “I danni da spinello sono praticamente inesistenti” dice, ricordando come anche il New York Times dopo anni di proibizionismo sia diventato a favore della liberalizzazione.

D’altra parte però è fondamentale aprire un dibattito. Già avrete sperimentato, purtroppo anche sulla vostra pelle, che nell’era tecnologica marijuana ed eroina hanno giocato nello stesso campionato. È storia nota: nel 2006 due acuti luminari come Fini e Giovanardi hanno messo in campo una legge che equiparava le droghe leggere a quelle pesanti – ci sono voluti otto anni e l’intervento della Corte costituzionale (che non è un centro sociale) per stracciarla.

Dal naufragio della Fini-Giovanardi qualche passo in avanti c’è stato – nel labile orizzonte del paradossale – con il Ministero della Salute e della Difesa, che ha dato il via libera ai militari di Firenze per la coltivazione a scopi terapeutici. Sebbene si tratti di una produzione destinata ai farmaci a base di cannabinoidi per la terapia del dolore, c’è una proposta di legge di 218 parlamentari (Pd, Sel, M5S e gruppo misto) che ne permetterebbe la coltivazione – con una detenzione lecita di cinque grammi e 15 a casa – ma non la vendita. Il che potrebbe aprire le porte dei Cannabis Social Club, ma a uso terapeutico. I pugliesi di LapianTiamo hanno già avviato le iscrizioni da un pezzo.

 

Cannabis legale  Il senatore del gruppo Misto Benedetto Della Vedova, promotore dell’iniziativa Cannabis legale

 

A fare i conti in tasca arriva puntualmente il Fatto Quotidiano, indicando che lo Stato potrebbe risparmiare molto se legalizzasse le droghe leggere. Mi tornano in mente le parole di quel lungimirante prete che era don Gallo, quando lo intervistai: “Se tu Stato demonizzi la sostanza, criminalizzi chi la usa, distruggi il principio di autodeterminazione. Bisogna cambiare la mentalità, educare, non punire”. È il mio appoggio autorevole, anche un po’ sacro.

In posti come Colorado, California, Uruguay e in molti Paesi d’Europa l’uso della marijuna è tollerato. In Spagna, dove già da tempo è legale per scopo terapeutico, sono sorti dei posticini niente male: i Club. Qui fumare è legale se non sussistono scopi di lucro e – particolare sostanziale – e se l’ammissione è regolata a discrezione dei soci. Cioè niente turisti o novizi, in modo da mantenere gli ambienti confortevoli, come se fossero il salotto di casa.

 

Utopia cannabis

 

Ma è Amsterdam la Mecca dei fumatori alle prime armi, soprattutto per chi come me è cresciuto in provincia. Gli olandesi hanno provato a metterci una pezza nel 2010, dichiarando solennemente che i Coffee shop sarebbero stati solo per residenti, ma hanno fatto subito retromarcia pensando al milione e mezzo di turisti specializzati in bong che affollano la capitale.

Amsterdam rappresentava l’imprescindibile viaggio. Prima di ogni allucinazione, cercavi storie, esperienze e vite con cui riempivi il bagaglio culturale che a casa si trasformava in almeno sei mesi di racconti al bar. Ci sono tornato parecchie volte ma devo ammettere, purtroppo, che mi sento sempre un extraterrestre. Vivo con il brivido clandestino, con il peso dei divieti che mi sono stati imposti, con i pregiudizi e le paure rafforzate da anni di posti di blocco e perquisizioni. Produrre la canapa in casa sarebbe l’unica risposta: prima di tutto per la dignità personale, perché dare del delinquente a uno che si fuma uno spinello è semplicemente idiota; in secondo luogo, è il modo migliore per gestire la qualità del prodotto finale.

Per spostare minimamente l’ago della bussola ci vorranno ancora anni e anni di arresti e chiacchiere, queste ultime non solo sulla liberalizzazione, ma anche su numerosi aspetti importanti della nostra vita quotidiana. Le numerose feste della canapa sparse sul territorio sembrano il luogo ideale per aprire dibattiti, avviare la formazione e diffondere la consapevolezza sull’utilizzo della marijuana. Un modo nuovo e trasversale, meno diretto, così da non innescare il furioso e vendicativo perbenismo. Tutto dovrà essere impostato in favore di un impegno che alla base ha un elemento preciso: la libertà individuale.

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