“Ti ricordi, andavamo a passeggiare nei ricordi”
Calcutta, 2018
La nostalgia preventiva delle domeniche al centro commerciale: quando un’abitudine diventa un rito perduto
Quelle domeniche mano nella mano quando pioveva e al parco non si poteva andare, quando al cinema non c’era niente di speciale, quando avevamo lavorato tutta la settimana e, stanchi ma felici, preparavamo la playlist perfetta per affrontare il viaggio che ci portava al centro commerciale. In quel luogo pieno di promesse, trovavamo refrigerio a costo zero dalla canicola estiva o riparo dal rigore invernale, guardavamo le vetrine fingendo di fare quel viaggio o di comprare quel televisore a rate, poi ci mettevamo in fila per pagare la cena e tornavamo a casa felici di essere una famiglia.
Non è nostalgia del passato remoto, quella di cui parliamo. È qualcosa di più sottile e più soffocante: è la nostalgia preventiva, quella che si prova mentre un’abitudine è ancora viva ma già senti che sta per sparire. È il senso di perdita che anticipa la perdita stessa, e che rende ogni domenica al centro commerciale — anche la più banale, anche quella in cui non compri niente — un gesto carico di significato.
Il centro commerciale come spazio affettivo, non solo commerciale
La prima volta che siamo andati all’Ikea insieme era di domenica. Eravamo emozionati perché dai nostri acquisti dipendeva l’arredamento della prima casa insieme. È stato tutto un mediare, poi ci siamo fatti una foto mentre facevamo finta di dormire su un letto in esposizione. Abbiamo riso e abbiamo discusso, proprio come si fa in famiglia. Alla sera, un bicchiere di rosso, la musica che ci piace e gli abiti da lavoro per montare insieme tutti i nostri acquisti da cui avanzavano sempre dei pezzi.
Quei sabati sera in cui tornavamo a casa tardi da lavoro e nel frigo c’era il vuoto, ma non avevamo voglia di fare la spesa e allora rimandavamo tutto al giorno dopo mentre ci cucinavamo l’ennesima pasta di mille fattezze con l’ortolina. La domenica, mentre sceglievamo cibi, bevande e tutto il resto, con la mente volavamo già a quando avremmo cucinato, mangiato, installato, goduto.
Il centro commerciale, in questo senso, non è mai stato solo un luogo di consumo. È stato un contenitore di tempo condiviso: neutro, climatizzato, democratico. Un posto dove le classi sociali si mescolano sotto le stesse luci al neon, dove un bambino può correre tra le corsie e una coppia può litigare sottovoce senza che nessuno faccia caso. Un non-luogo, direbbe il geografo Marc Augé — eppure, paradossalmente, uno dei luoghi più carichi di memoria affettiva per milioni di famiglie italiane.
Quando la saracinesca abbassata cambia tutto
L’altro giorno siamo andati come facciamo spesso al centro commerciale di domenica, ma era chiuso. Al posto delle luci, la saracinesca abbassata con un foglio appiccicato sopra. Ci siamo avvicinati per capire quanto sarebbe stato in ferie ma quel foglio diceva un’altra cosa: per legge, il centro commerciale sarebbe rimasto chiuso ogni domenica e ogni festivo, per sempre. Ci siamo guardati impauriti e ci siamo letti i pensieri, che dicevano la stessa cosa: quando la facciamo la spesona?
È in quel momento — davanti a una saracinesca abbassata, a un foglio appiccicato con lo scotch — che la nostalgia preventiva si materializza. Non è il rimpianto di qualcosa già perso: è la consapevolezza nervosa che un pezzo di quotidianità sta per diventare ricordo. E fa uno strano effetto, perché fino a quel momento non avevi nemmeno realizzato quanto ci tenessi.
La domenica senza centro commerciale: chi tutela le famiglie?
Mogi mogi siamo andati al parco, ma ogni tentativo di relax è finito sempre allo stesso modo: quando la facciamo la spesona? Tu lavori dalle 8.30 alle 18, per tornare a casa ci metti minimo 50 minuti, io torno prima ma mi alzo prima e la sera non ho proprio testa di ricordarmi tutto quello che manca in casa. Poi farla insieme era proprio bello, no? Per gioco abbiamo pensato a tutti quei mestieri che non sono stati tutelati dalla legge salva domenica: camerieri, barman, attori, maestranze, musicisti, saltimbanchi, baristi, ristoratori, influencer, cuochi, organizzatori di sagre di paese, ballerini, presentatori, mimi, dj, fotografi, militari, giornalisti, operai specializzati, montatori, registi, editori, pizzaioli, sognatori e persino i preti.
Il dibattito sulla chiusura domenicale dei grandi centri commerciali è reale, complesso e tutt’altro che risolto. Da un lato, chi sostiene il riposo dei lavoratori del commercio — una battaglia sacrosanta. Dall’altro, chi ricorda che per molte famiglie con orari di lavoro rigidi e asimmetrici, la domenica al centro commerciale non è un capriccio consumista: è l’unica finestra temporale in cui fare insieme cose ordinarie. E l’ordinario, quando viene sottratto, rivela tutto il suo peso specifico.
La nostalgia preventiva come fenomeno culturale contemporaneo
Gli psicologi la chiamano anticipatory grief — il lutto anticipatorio — e di solito la associano a perdite ben più gravi. Ma la stessa struttura emotiva si applica, in scala minore, a qualsiasi abitudine che sentiamo minacciata. La domenica al centro commerciale non è una grande cosa. Eppure, proprio perché è piccola, proprio perché è ripetuta, è diventata un ancoraggio. E gli ancoraggi, quando vengono rimossi, lasciano un segno sordo.
Lì abbiamo riso forte e abbiamo pensato che sarebbe bello fare una petizione per spostare la Messa domenicale al sabato, con la motivazione che la sua frequentazione sta distruggendo le famiglie italiane. Quando anche le risate sono finite siamo tornati a casa distrutti e quella notte abbiamo pianto, abbracciati, proprio come una famiglia.
FAQ: nostalgia preventiva e domeniche al centro commerciale
- Cos’è la nostalgia preventiva delle domeniche al centro commerciale?
- È la sensazione di perdita che si prova ancora prima che un’abitudine scompaia: senti che qualcosa sta per finire e inizi a rimpiangere il presente come se fosse già passato. Nel caso delle domeniche al centro commerciale, questo accade quando normative o cambiamenti sociali minacciano un rito familiare consolidato.
- Perché il centro commerciale è diventato un luogo affettivo per le famiglie italiane?
- Perché offre uno spazio neutro, accessibile e climatizzato in cui trascorrere tempo insieme senza una spesa obbligatoria. Per molte coppie e famiglie con orari di lavoro intensi, la domenica al centro commerciale rappresenta uno dei pochi momenti di condivisione quotidiana.
- La chiusura domenicale dei centri commerciali è già in vigore in Italia?
- Il dibattito è aperto e le normative variano per regione. Alcune amministrazioni locali hanno già introdotto restrizioni, altre stanno valutando misure simili. La questione bilancia i diritti dei lavoratori del commercio con le esigenze delle famiglie e dei consumatori.
- Come si distingue la nostalgia preventiva dalla nostalgia classica?
- La nostalgia classica guarda al passato già perso. La nostalgia preventiva guarda al presente che sta per diventare passato: è più acuta, più soffocante, perché convive con la cosa stessa che si teme di perdere.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






